ESCLUSIVA – BOXE – Locatelli: “Professionismo da rifondare, dilettanti da sostenere. Nuove risorse da reperire. Urge un cambio!”

La nostra redazione ha intervistato in esclusiva Andrea Locatelli, candidato alla presidenza della F.P.I.; prosegue il nostro percorso con la volontà di far conoscere meglio i protagonisti delle elezioni federali di febbraio.

Come mai ha deciso di candidarsi? 

La scelta di candidarmi alle elezioni federali è giunta dopo un breve ma travagliato periodo di riflessione.  In un primo momento, infatti,  ho cercato di percorrere una strada che evitasse il contrasto netto, che stiamo vivendo proprio in questi giorni. Ho provato, a più riprese, a percorrere una strada conciliante, il tentativo era quello di costruire una squadra unica, all’altezza del compito, composta da persone che potessero apportare specifiche competenze finalizzate alla possibilità/necessità di cambiare marcia. Dopo diversi tentativi, ho capito che questa soluzione era irrealizzabile e che la mia proposta non era stata accettata. Ancora oggi non comprendo le reali motivazioni. Ho quindi deciso di candidarmi.

Cosa non è andato nel quadriennio precedente? 
Premesso che i problemi del pugilato italiano, a mio modo di vedere, hanno una genesi non solo riconducibile allo scorso quadriennio, ma in realtà hanno radici profonde, che ereditiamo dal passato. Certamente lo scorso quadriennio ha confermato che siamo al cospetto di una costante discesa che la mancanza di risultati olimpici ha ulteriormente acuito. Credo che gli errori siano stati molteplici, e non solo riconducibili alla FPI. In effetti anche il percorso dell’AIBA non ha aiutato, ma ciò non deve rappresentare una giustificazione, una “foglia di fico”, che oggi viene sbandierata per nascondere una evidente incapacità di individuare soluzioni a gravi problemi, anche strutturali. Puntare solo ed unicamente all’appuntamento olimpico, e peraltro con modalità tutt’altro che condivisibili, è un grave errore, a meno che preterintenzionalmente ci stia bene ridurre la nostra disciplina ad una di quelle discipline sportive di cui apprezziamo l’esistenza e ci appassionamo solo in quei giorni, sperando nel raggiungimento di una medaglia. Il poco appassionante derby tra attività dilettantistica ed attività professionistica è un’altra delle responsabilità che non può essere taciuta. La cronica incapacità di produrre risorse autonome e la scarsa capacità di orientare le risorse disponibili in modo virtuoso è un altro grave limite.

Quali sono i punti principali del suo programma?

Per invertire questa corsa verso il basso sono necessari interventi radicali: bisogna, cioè, sviluppare un’analisi profonda ed avere il coraggio di abbandonare consuetudini e percorsi che hanno sempre più svilito il mondo della nobile arte italiana, producendo depressione e povertà. Per riposizionare la disciplina serve un maggior rigore, una forte capacità autocritica, un grande piano di sostegno all’attività di base, alla nazionale (di tutti), all’attività del rinnovato professionismo. Questo sarà possibile solo se saremo capaci di “riformattare” le nostre proposte e conseguentemente se saremo in grado di attrarre nuove risorse a beneficio dell’intero movimento, e della sua crescita.

Quali sono i suoi piani per attrarre nuovo pubblico? Magari le tv?

Uno dei più gravi problemi è proprio riferito al rapporto con le televisioni. Siamo considerati trascurabili. Dobbiamo trovare la capacità di diventare nuovamente attraenti anche attraverso investimenti mirati e finalizzati a questo.  Nel recente passato ho dato più volte prova di essere riuscito ad attirare, seppur mi rendo conto in forma episodica, l’interesse di diversi operatori televisivi di primo piano. La sfida è quella di sfuggire al pericolo rappresentato dalla occasionalità ma di riuscire a sviluppare un rapporto più maturo e costante con le televisioni. In questo modo potremo tornare ad avere maggiori chance di interrompere l’attuale costante riduzione degli appassionati, che oggi sono troppo spesso tutt’altro che gratificati. Sarà un percorso lungo, ma dobbiamo cominciare subito, già dal 26 febbraio.

Cosa vorrebbe cambiare del mondo pro?

Sento parlare di una rinnovata sensibilità rispetto al tema del pugilato professionistico in Italia da parte di coloro che nulla hanno fatto per aiutarlo. Ho detto a più riprese che ciò che mi risultava insopportabile era questo atteggiamento sempre e soltanto giudicante a posteriori. Mai un approccio più costruttivo rispetto ad una fase che indiscutibilmente produce un impatto così significativo sulla nostra immagine, sulla nostra credibilità, sul nostro destino come quello che può produrre l’attività professionistica. Non è accettabile che per troppi anni la Federazione, grazie al suo atteggiamento abbia solo subito le conseguenze di non aver individuato, perchè mai cercate, soluzioni adeguate. Il professionismo va rifondato. Non è vero che non abbiamo campioni, perchè allora mi dovrebbero spiegare le performance recenti di pugili tra i quali, ad esempio, Giovanni De Carolis, Leonard Bundu, Emilano Marsili, Michele di Rocco ed altri. Certo, non stiamo attraversando un periodo particolarmente ricco di campioni, non siamo alla presenza del campionissimo, ma se non lavoriamo per poter creare le condizioni perchè questo avvenga, non torneremo mai ai tempi che furono. E soprattutto, se non sapremo dare dignità alla figura del pugile professionista presto non ne avremo più.  Si tratta, quindi, di capire cosa dobbiamo correggere e modificare: tantissimo. In primis questa prerogativa folle tipica del nostro mondo, non solo in Italia, che l’avversario si sceglie, e non si trova, come fosse una fidanzata. La perdita di credibilità e di contenuto nasce da questa follia. La proliferazione degli enti professionistici che dovrebbero regolare l’attività in Europa e nel mondo è un’altra delle cause di cui sopra.
In sintesi, la scelta di percorrere scorciatoie ha rappresentato un boomerang dal quale sfuggire. La ricetta è maggior rigore preventivo, aiuto e sostegno a questa componente così rilevante per la nostra immagine, percorrendo strade certamente meno comode, ma più efficaci. Voglio, però, esser chiaro: non esiste alcuno sbocco professionistico se non viene curata con altrettanta attenzione e sostegno la precedente attività dilettantistica.

Cosa vorrebbe cambiare del mondo dilettantistico?
Come detto precedentemente, il mondo dilettantistico necessita di maggior attenzione e sostegno. Ho la netta sensazione che l’attività di questi ragazzi e dei loro maestri sia comunque ridotta e piena di enormi difficoltà organizzative. Va rivista e, per esempio, va ampliata attraverso una miglior pianificazione; a questo proposito ritengo che si debba realizzare una competizione sul modello delle WSB riservata alle rappresentative regionali  che possano quindi sviluppare una attività per i pugili dilettanti consentendo a questi ultimi di poter ampliare la base di interesse nazionale attraverso incontri definiti, calendarizzati e quindi con un criterio improntato alla meritocrazia e alla trasparenza. Raggiungeremmo in questo modo due obbiettivi:

1 – Maggiore attività per i pugili;

2 – Una più ampia scelta per la nazionale

Tutto ciò come nei punti precedenti sarà possibile solo ed unicamente attraverso una rinnovata capacità di produrre risorse e di indirizzarle in modo piu’ efficace a beneficio dell’intero movimento.