Questione di… secondi: la doppia beffa di Alberto Contador

Cosa sono 3 secondi? Molti risponderanno un soffio di vento, una nullità insignificante. Eppure, nel ciclismo, è già un distacco decisivo, un solco minimo ma determinante per distinguere un vincitore da un piazzato. Una beffa atroce, direte. Beh, è forse ancora più doloroso pensare che quella cifra è la somma dei gap rimediati da Alberto Contador nelle ultime due corse disputate. Un dato che rende ancora più incredibile il dato analizzato.

Alberto Contador (fonte profilo twitter @albertocontador)

Alla Vuelta a Andalucia, il Pistolero madrileno era andato ad un passo dalla vittoria, andando in testa alla classifica generale alla vigilia della cronometro posta alla terzultima tappa. Alberto conduceva con 5’’ di vantaggio sul murciano Alejandro Valverde. Tuttavia, alla partenza, ecco l’imprevedibile: due cani sciolti hanno costretto il campione spagnolo a rallentare nelle fasi iniziali, perdendo ritmo e velocità. Così, Contador si è ritrovato beffato per un solo secondo dal connazionale. Distacco mantenuto per tutte le tappe seguenti.

Alla Parigi-Nizza, le cose non sono andate meglio. La partenza nella prima frazione è stata un handicap grave, dovuta a quei ventagli che solitamente aiutavano Alberto a stravolgere la classifica, come accaduto nel Tour 2013. Eppure il Pistolero non ha mai mollato. Ci ha sempre creduto con quel ghigno dipinto in volto, nonostante la fatica. Quando la strada si è inerpicata, lui non si è mai tirato indietro, rifilando stoccate micidiali agli avversari. Autentiche pugnalate per chi non vola via leggero su quelle pendenze arcigne e severe. Ci ha provato, dando tutto sé stesso. Lo ha fatto attaccando nel finale oppure da lontano, come nell’ultima tappa, quando ha attaccato il leader colombiano Sergio Henao, costringendolo ad inseguimento lungo 50km. Alla fine, sono stati 2 secondi di troppo a separarlo dal successo finale.

Un altro piazzamento. L’ennesimo per un campionissimo che sembra faticare a trovare la via del successo dal 2015. Tra infortuni e lancette che scorrono troppo velocemente quando si fatica e troppo lentamente quando si attacca, la vittoria pare diventata una maledizione, un tabù avvolto da un sortilegio simile a quello che attanaglia lo spagnolo sulle strade francesi del Tour. Già, la Grande Boucle, il sogno proibito del 2017, con la maglia gialla che manca dal 2009. Alberto, finora, ha incassato la delusione senza troppi problemi. Forse, in cuor suo, spera di infrangere la doppia maledizione proprio nella corsa a tappe più importante del panorama transalpino. Riuscirci lo consacrerebbe definitivamente tra i più grandi di sempre. La mission impossible di Contador è solamente all’inizio.